venerdì 13 aprile 2018

Alla ricerca dell'ispirazione





«Sì, evviva, potrei scrivere un libro sugli zombie! Saccheggerei migliaia di pagine di letteratura e cinema, tanto cinema. Pensa che il primo film sugli zombie risale addirittura al millenovecento... Aspetta che vado su Google e...»
«Ma risparmiati i polpastrelli! Saccheggeresti soltanto del materiale che altri hanno già saccheggiato. Non faresti che riproporre la solita minestra riscaldata.»
«Sicura?»
«Perbacco, certo che sono sicura!»
«Quindi gli zombie, no. »
«Che marciscano in pace.»
« E un poliziesco con l'ispettore, come lo vedi?»
«Intendi il solito ispettore che sta sulle palle al distretto intero, fuma senza ritegno, si attacca alla bottiglia come fosse la tetta di sua madre, ha moglie e figli che si rifiutano di vederlo e quando il caso si arena decide di fare giustizia da sé?»
«Un ispettore tipo quello, ma senza la tetta della madre. Potrebbe farmi scadere la cosa nell'incesto.»
«Lascia stare...»
«E perché?»
«Perché è un cliché, che piace per l'amor di Dio, ma è un cliché...»
«Patologo, allora! Un patologo forense che risolve i casi. Io peraltro conosco un patologo. Non dico che mi porterebbe in luna di miele all'obitorio, ma qualche dritta sulla professione sua e qualche particolare raccapricciante me lo darebbe. Magari lo invito a cena...»
«Ma ce ne sono a migliaia!»
«Di patologi che risolvono i casi?»
«E chi se no?» 
«Ma io gli incollo un vizio...»
«Dopo i libri di Bukowski non esiste più vizio che regga.»
«Un difetto di nascita, allora. Lo faccio dislessico!»
«Esiste già...»
«Un patologo dislessico?»
«Non proprio. E' un ispettore, ma che differenza fa!»
«Posso dire una parolaccia?»
«No!»
«Merda!»
«L'hai detta!»
«Dopo l'ispettore dislessico ne avevo diritto. E se invece virassi sul serial killer?»
«Uhm, un po' sfruttato ma sempre interessante...»
«Lo faccio speciale...Ah, ecco, senti che idea. E' un serial killer che non sa di esserlo. Voglio dire, dissocia. Sostituisce la sua persona immaginandosi un energumeno che attraversa la provincia desolata con un vecchio furgone...»
«Già fatto...»
«Davvero?»
«Oh yes!»
«Un serial killer senza casa. Uno che si apparta nelle dimore altrui e...»
«Arrivi in ritardo, mio caro!»
«Che gira disarmato e che quando deve uccidere la sua vittima, improvvisa.»
«Già fatto.»
«E chi sarebbe sto genio?»
«Te lo direi ma non posso. E’ lo stesso autore di questo racconto e finirebbe con l’essere squalificato»
«Leggerò qualcosa di suo.»
«Dovresti, è bravo...»
«Un serial killer che uccide le vergini!»
«Oddio!»
«Gira mascherato!»
«Bleah!»
«E' un religioso invasato.»
«Ma dai! Ti arrendi?»
«No, maledizione! Scriverò una storia con femmine fatali, malavitosi, vampiri e demoni che si rincorrono allegramente in mezzo ai grattacieli di una metropoli!»
«Dimenticavi i lupi mannari...»
«Non funzionerebbe, vero?»
«Magari sì, se fossimo nel 1948, un po' prima dell'avvento della televisione.»
«Macchine infernali, epidemie letali, colpi di stato interplanetari...Un organismo xenomorfo parassitoide extraterreste che da solo stermina l'equipaggio intero di un grosso cargo spaziale...»
«Ma a chi la vuoi dare a bere?»
«Non funziona?»
«Eh no, bello!»
«Fammi pensare. Dovrà venirmi un’idea, prima o poi...Ho trovato. Un'enorme biblioteca, piena di libri con su scritti i nomi di tutte le persone vissute e che vivono su questa terra...»
«E con le loro date di nascita e di morte, magari...»
«Eh, magari! Perché stai ridendo? Ah, ho capito, già fatto. Proviamo allora con la storia di un bambino che parla con i morti,  un cimitero indiano che riporta in vita le salme, una ragazza frustrata con poteri di telecinesi, un'epidemia dove son tutti morti ma quelli della base artica non sanno niente. Una storia con un cadavere conservato in un frigo, una spedizione in Amazzonia che scopre l'albero della vita al centro dell'ecosistema, una società dove si bruciano i libri, un albergo abbandonato fra le montagne, uno che ha un incidente in auto e viene curato da una strana infermiera...Dei giovanotti che si avventurano alla ricerca di un cadavere?»
«Dai, non ti lasciare andare. Devi stare tranquillo e vedrai, ti verrà un'idea. Adesso sei stressato e non caverai niente da quella testolina. Ora è tardi. Devo improvvisare qualcosa da mettere sotto i denti e poi esco. Ho il corso di yoga, sai?»
«E invece io sono triste...»
«Per questa cosa dell'ispirazione? Non ci pensare e vedrai che andrà meglio. Adesso non ti offendere, ma devo proprio andare...»

Quest'oggi la mia amica è stata cinica, più del solito. 
La lascio quando è ormai concentrata per individuare in fondo alla dispensa qualcosa che sia pronto in meno di dieci minuti, e in soli cinque giri di cucchiaio. 
Sul pianerottolo, con la porta ormai chiusa alle mie spalle, sprofondo nei suoni confusi di un paio di televisori, inconsapevoli messaggeri della medesima bugia. Scelgo di non prendere l'ascensore e affronto gli otto piani  calpestando dei gradini intonsi. Sembra che non siano invecchiati affatto, e che abbiano conservato in loro un po' dell'odore di quegli anni, quando le palazzine si sostituivano ai prati con la medesima velocità con cui la notte si alternava al giorno. Mi faccio un'idea di quali pietanze riscaldate siano state preferite per quella sera  e mi stupisco che l'inquilino del terzo piano stia intonando una canzone sul sottofondo odoroso di un soffritto. 
Fuori la solita strada, che sembra non avere ancora digerito il traffico del pomeriggio.
Una teoria di passanti sfida la morte, con la testa china e il volto appena rischiarato  dal riflesso opaco del marciapiede.
Un paio di ciclisti affronta il verde del semaforo con una tensione sotto pelle che si avverte a distanza. Lui, pedalata quadra e spalle curve, punta dritto al controviale dalla parte opposta. Lei lo segue, rannicchiata nervosa nella sua tutina grigia.
Il mendicante all'angolo non se ne è ancora andato e la barbona sotto il palo della luce sembra avere trovato compagnia.
L'uomo d'affari arriva minaccioso, mantenendo il centro esatto del marciapiede. Brandisce la ventiquattrore come un ariete e la segretaria lo segue con il fiato che le raschia in gola. E' stanca e cammina combattendo con i rigori di una gonna troppo stretta. Ha le ginocchia a X  che convergono ineleganti verso il centro, un tacco alla pericolosa ricerca di un tombino in cui infilarsi e negli occhi la voglia di tornare a casa, e di farlo il prima possibile.
La mamma fa fatica a tenere a bada il bambino capriccioso. Cinque anni, forse sei, e una cascata di decibel da sfogare nelle orecchie degli sventurati intorno. La donna si scusa con un sorriso stentato, appoggiato sulla faccia come se fosse posticcio. 
L'ambulante con le caldarroste potrebbe confezionare ancora qualche sacchetto, ma è stato sistematicamente ignorato da tutti i passanti. Vado oltre, percependo netto lo spartiacque fra delusione e rabbia. La ragazza alle mie spalle, vent'anni portati male e una formula di chimica organica a rimbalzare confusa nel cervello, si ferma davanti alle caldarroste, indugia e se ne va senza averle comprate. 
Passo l'edicola con una mummia al suo interno, la vetrina di una cartoleria senza più fiducia in se stessa e la polverosa collezione di un antiquario.
Finalmente raggiungo le scale della metro e mi catapulto nell'inferno dell'ora di punta.
Il treno, in un frastuono, ha già bucato l'aria satura della stazione e mi accoglie dentro un'atmosfera di caldo irreale e puzza di freni.
Nel vagone un reggimento amorfo di esseri umani è attirato dallo schermo del cellulare. Ondeggia, sincronizzato ad ogni movimento, e talvolta sente il bisogno di un appiglio. Una selva di mani si proietta ovunque, alla ricerca del sostegno giusto. L'uomo con gli occhiali di tartaruga sbaglia mira e spettina i capelli color neve della vecchina con il cane in braccio. Lo scambio di scuse e convenevoli è condito da una nauseante amalgama di ipocrisia e buone maniere.
La ragazza dall'altra parte della carrozza  è metaforicamente nuda. 
E' priva del telefono o di un compagno per conversare. Il finestrino sporco non riflette l'immagine del suo bel viso.
Ci guardiamo, attraverso i pochi metri che ci dividono e le mille storie di vita racchiuse nelle cerniere lampo. La immagino sotto un ombrellone di paglia, messo a dimora nella sabbia calda e bianca di una spiaggia tropicale, con la brezza leggera che anticipa il tramonto, il riflesso del sole sul bagnasciuga e una spianata di nuvole rosse sull’orizzonte. Per un attimo, percepisco un soffio che attraversa i suoi capelli neri. Accenna un sorriso, timido, disegnato con tratto leggero dietro al ricordo evaporato di un lucidalabbra.   Sembriamo fatti l’uno per l’altra, ma non troviamo il coraggio di parlarci.
Quando arriva la mia fermata, troppo presto e all'improvviso, scendo con  due solide certezze.
La prima è che non vedrò mai più la ragazza della metro.
La seconda è che ho avuto un'idea per un libro.
Sarà ambientato nelle strade della mia città e sarà un horror.


giovedì 5 aprile 2018

Vita dello scrittore poco conosciuto. Lo stress e i suoi fratelli...
















3,2,1..Pronti...via...


Sta per uscire il mio quarto romanzo.  
E' un thriller, ma non un thriller qualunque. E' costruito partendo da un presupposto spinto, che si basa sull'idea di una cospirazione globale, una roba da mettere in difficoltà i menagramo di mezzo cyberspazio e pure una bella quota di teorici del complotto. L'editore è maledettamente serio, lavora come i giapponesi e mi trova i peli nell'uovo. Una meraviglia. Mi concentro sul libro, dico, mando via un altro manoscritto a cercare fortuna a un concorso e mi applico come si deve per fare uscire il migliore prodotto possibile.




Farò promozione. Non so come ma avrete presto mie notizie.
Intanto formatto una specie di fotografia con slogan. Non so quanto possa essere suggestiva ma ci metto mezz'ora a prepararla. Sono anni che mi riprometto di procurarmi un programma di grafica decente ma ancora non l'ho fatto. Per la verità dovrei rimediare anche qualche lezione su come usarlo.

Nel frattempo mi propongono di pubblicare il mio quinto romanzo.
Sono felice come un bambino ma la mia parte razionale emerge prepotentemente e obbietto. Non  perché non abbia fiducia in quello che ho fatto, ma perché immagino sia difficile persuadere le librerie ad affiancare sugli scaffali due libri dello stesso autore poco conosciuto, e contemporaneamente. Sapete com'è: se non vai ogni domenica a fare la bella statuina al salotto serale in Tv o se non arrivi minimo dal Galles, i centimetri quadrati dell'espositore si riducono di dimensione, come una maglia di lana dopo un lavaggio sbagliato.
Insistono e finisco con l'accettare.
Adesso devo promuovere due prodotti e la cosa mi crea un patema d'animo grande come il continente occidentale.




Il quinto romanzo è un thriller canonico, con un tiro davvero notevole e un paio di colpi di scena che sfido chiunque. In attesa di vederlo prendere forma, decido di bruciarmi i nervi e di scrivere un nuovo romanzo in venti giorni.
Non so da quale neurone del mio cervello sia partita la malsana idea ma ci riesco, la cosa mi costa un  mezzo esaurimento nervoso ma cribbio, ora ho la prova che tengo la strada come un trazione integrale e giro al ritmo di un buon diesel ben rodato. Ho adocchiato un concorso dove non si vince nulla, se non un vacuo progetto di futura pubblicazione ma, per dei motivi che ancora devo interamente comprendere, mi piace. Intanto mi giustifico, convincendomi che era ora di scrivere una storia narrata in prima persona e che ero eccitato all'idea di mettere giù un testo sboccato e politicamente scorretto. Faccio una busta ben pasciuta e spedisco il tutto sotto gli occhi increduli della postina.
Nel frattempo lavoro, il lavoro vero, intendo.
Nel frattempo passo le sere a correggere le bozze e a seguire i film col solo audio. Non è male, alcuni ci guadagnano.
Nel frattempo arriva una proposta di pubblicazione per il mio sesto romanzo.




E' ferma da un po' di anni ma io adoro quella storia, le ho voluto bene come a una figlia La riscriverei tale e quale solo per provare le emozioni che provai allora.
Dalla casa editrice mi chiedono di eliminare un capitolo e di cambiare il  titolo. E' azzeccato, dicono, ma qualcuno ci ha già pensato. Il capitolo finisce cestinato ma sul titolo ho delle riserve. Non ho la prova ma posso giurare di averlo pensato per primo. Ricordo che, quando lo scrissi, indagai il web in lungo e in largo per vedere se qualcuno ci avesse già pensato. Google sentenziò con una risposta negativa e Google, porca miseria, è uno che sa il fatto suo e soprattutto sa gli affari degli altri. Il libro, l'odioso libro che mi ha soffiato il titolo, arriva dall'Argentina, e deve essere stato recentemente tradotto in italiano. Provo un po' di odio e, per darmi importanza, immagino i Sudamericani che si fanno beffe di me, cucinando carne alla griglia spessa tre dita e ridendo senza ritegno dell'Italia che non andrà ai mondiali. Non so come finirà la cosa ma nel frattempo, e per fortuna, il progetto è congelato.




E poi devo scrivere. Non riesco a farne a meno, soffro.
Butto giù un racconto, lo mando a un concorso e, dopo un paio di mesi, mi arriva una proposta di pubblicazione. Ne scrivo un altro con l'intenzione di mandarlo a una rivista che mi è stata simpatica a pelle, salvo poi scoprire che la medesima è fallita.
Non ho idea di cosa farmene. Per la verità non ho idea di come piazzare un'altra mezza dozzina di racconti, che superano tutti i quindicimila caratteri spazi compresi (il limite oltre al quale diventano improponibili in qualsiasi contesto). Scemo io, avrei dovuto pensarci prima!

Da qualche mese avevo completato una raccolta di racconti con l'intenzione di autopubblicarmi e dare il ricavato in beneficenza. L'avevo intitolata Crash Test, avevo già individuato una possibile copertina e una ben precisa sequenza dei capitoli. E' andata a finire che non l'ho pubblicata (pare che certe opere pie non abbiano poi tutto questo bisogno di soldi). Nel frattempo scopro che qualcuno ha già usato il titolo. Peccato, di quella cosa ne parlavo già tre anni fa nel mio secondo romanzo e mi ero ripromesso di trasformare in realtà quella mia fantasia.





Ma come ho appena detto, devo scrivere. Inizio un romanzo con venti protagonisti, gatto randagio e dee jay in stile "Guerrieri della Notte"  compresi nel pacchetto. 
E' ambizioso, mi piace e scorre via liscio come l'olio. Per non sbagliarmi metto giù la mappa del paese immaginario dove si sviluppa la storia e addirittura mi disegno le piantine degli interni. Scrivo quattro capitoli e poi mi fermo. Si fa strada l'idea che di romanzi corali e ambiziosi ce ne siano anche troppi e che forse il lettore abbia bisogno di storie più immediate;
in prima persona;
indicativo presente;
veloci e poco impegnative;
senza troppi ragionamenti e implicazioni sentimentali.
Ogni sera vado a dormire con la convinzione di avere messo a fuoco l'idea da sviluppare. Al mattino la boccio prima ancora di avere tirato l'acqua.
Una storia scritta al rovescio;
una vicenda imperniata attorno al furto di un dipinto;
la revisione artistica del mio primo vero romanzo, da proporre con un nuovo titolo dopo averlo ritirato dal commercio;
un thriller del quale non vi rivelo nulla perché poi mi si frega l'idea;
una faccenda con veleni e antidoti da fare venire mal di testa;
una vicenda che prende spunto dal deep web.
Forse è meglio se torno sul mio paese immaginario, con i suoi venti protagonisti più il gatto ed il dee jay.



Ho le idee confuse.
Intanto perché mi metto a scrivere il post a mezzanotte e poi per sbaglio lo pubblico, ancora da finire e addirittura senza averlo riletto. Chissà cosa avrà pensato il mio misterioso ammiratore russo, che fa visita al mio blog praticamente ogni notte. Spero non l'abbia letto e spero non si tratti di quel tale che fa vincere le elezioni a partiti presi a caso.

Mi viene il dubbio di avere lavorato troppo in questi anni e di ritrovarmi con un eccesso di materiale. Mica ho l'ufficio stampa,io, e nemmeno l'agente che mo sbriga le incombenze.
Se ti pubblicano il materiale poi devi venderlo e ti viene l'ansia.
Quando lo hai venduto e ricevi le gratificazioni dai lettori, senti che meriteresti più successo e ti viene l'ansia.
Se non trovi un editore disposto a pubblicare il tuo materiale, ti viene l'ansia.
Se non scrivi accumulando alcuni megabyte di parole, ti viene l'ansia.
Dovrei riposarmi ma l'idea mi fa venire l'ansia.
Nel frattempo torno alla pagina di satira con la quale collaboro e scrivo cazzate a nastro, così l'ansia la faccio venire agli altri.
Mi perdoneranno, lo so, e la cosa mi fa sentire meglio...


sabato 10 marzo 2018

Abbiamo fatto l'Italia. Adesso dobbiamo fare gli scrittori...








Non è una mia sensazione, le statistiche lo confermano: in Italia il numero di scrittori sta superando quello dei lettori e la cosa è motivo di turbolenze e di qualche antipatico disguido, un po' come quando le correnti calde e fredde si incontrano partorendo un tornado oppure, per non essere troppo condizionati dalla cultura yankee, ricorda quella situazione molto nostrana, con un solo pollaio e una moltitudine di galli ad aggirarsi fra le poche galline. 
Intendiamoci, scrivere è bello, richiede un certo impegno e ha sicuramente i suoi risvolti sulla buona salute e l'ottimismo generale. 
Ognuno ha la sua storia da raccontare, il suo target di lettori da raggiungere e l'ambizione di migliorare con il tempo come un Barolo delle Langhe. 
Perciò è positivo che la storia nel cassetto prenda la strada del cyberspazio e altrettanto bello che i pregiudizi sullo scrittore di best seller si disintegrino a fronte di certi, incredibili successi (non in questo paese, resti inteso) nati da opere edite da piccoli editori o totalmente "homemade", messe in commercio senza un editore tradizionale e diventate oggetto di contratti milionari a suon di classifiche di Amazon. Quindi sì, la pratica dell'autopubblicazione prende piede, i piccoli editori si moltiplicano, i concorsi letterari sono più affollati degli stadi alla domenica pomeriggio, le tipografie prosperano e le librerie sono invase da testi sempre nuovi. Capita anche che vi siano più presentazioni di libri di una volta e molti più eventi mondani imperniati sulla letteratura. 
Buono, non ho davvero nulla da eccepire. Il fenomeno è figlio dei nostri tempi, sintomo di libertà e stimolo economico nuovo. Insomma, io ci vedo molte cose positive, fatta salva la libertà di ognuno di rifiutare la proposta di un autore non referenziato o peggio, capace di convincere della propria povertà di talento e scarsezza di ispirazione nelle poche pagine di anteprima che normalmente gli shop on line concedono al potenziale acquirente. 
Ma questa è un'altra storia.
Il problema è l'autore, il suo brutto carattere che emerge assai spesso, qualche volta cagionato dalla frustrazione per le scarse vendite, qualche volta perché si ha un brutto carattere e basta, solo che prima lo sapevano in pochi.
Perché, se una volta si era fatta l'Italia ma si era mancato di fare gli italiani, adesso si è messo in piedi un pauroso apparato che prospera sugli scrittori, senza che questi siano mai stati formati. Insomma, dopo qualche anno di frequentazione assidua dei social, mi sono fatto un'idea degli archetipi che più ricorrenti nella sterminata galassia dei nuovi autori e ci voglio scherzare un po' su, sperando di non offendere nessuno.
Eccoli:


QUELLO/A DELLE RECENSIONI





Fra tutti è il più diffuso. 
Non gli importa nulla della maggior parte di granchè di qualcosa, ha il collegamento con Amazon tenuto in bella vista nella barra dei preferiti e consulta il numero delle recensioni pertinenti il suo libro almeno sedici volte al giorno. Rifiuta l'evidenza che il vero lettore, di solito, non recensisce ma legge, giudica e molto spesso tende a tenere per sé il giudizio Quello delle recensioni, a ogni nuova recensione posta lo screenshot dello schermo, esasperando le dimensioni del ritaglio fino a sgranare l'immagine. Del fatto che la recensione potrebbe essere dello zio gli importa assai poco e ancora di meno che, a soli due giorni dall'uscita del suo lavoro, i pareri siano più di centosettantadue e tutti o quasi con quattro stelle tendenti alla quinta (non son sicuro che esista la quinta stella ma mi piaceva l'idea). Quello delle recensioni, quando è a livello patologico, compra pacchetti di opinioni e tende a lasciarsi tentare da quello sconto sull'offerta da duecentocinquanta, comprensiva della newsletter a casaccio e del cartonato dell'autore in scala naturale.




QUELLO/A CONTRO IL SISTEMA





E' raro ma molto presente in tutte le disamine e polemiche sul mondo dell'editoria. 
Odia le grandi case editrici in quanto tali e le piccole case editrici in quanto tali. Sulle medie non si pronuncia, anche se, si intuisce, ha di loro un'opinione poco lusinghiera. Prova rabbia contro i distributori, la gran parte dei librai e tutti gli scrittori in self publishing. 
 Vorrebbe eliminare i salotti letterari, i concorsi, le presentazioni e le kermesse in materia di libri. Non legge gli autori mainstream in quanto troppo adeguati alle esigenze commerciali becere e rifugge dai piccoli autori, a suo dire incapaci di persuadere la Sperling & Kupfer di fare un best seller del loro romanzo. Ha un'opinione pessima del lettore medio, non si fida di una pubblicazione che non sia stata tradotta in almeno quattordici  lingue (delle quali la metà morte) e attinge, ma storcendo il naso, alla sola letteratura straniera, di solito in area sud-est asiatica, ex Unione Sovietica o balcanica.



QUELLO/A DELLE PRESENTAZIONI

Alla pari di quello contro il sistema non ha fiducia nella distribuzione (devo dire che su questo argomento mi trovo in accordo totale). Si arma di volontà di ferro, cartina geografica e tempo e gira l'Italia per piazzare il suo libro. Feste di paese, librerie, biblioteche, trattorie con degustazione, location suggestive prese in affitto, autogrill e il salotto buono della zia ricca. Qualunque posto si presti alla presentazione è la sua meta. Ecco, nei confronti di questo tipo di autore porto il massimo rispetto, perché infine ha un buon numero di vendite e perché privilegia il rapporto umano piuttosto che lo spam sul web e le inutili polemiche che ne conseguono.



QUELLO/A DELLA GRAMMATICA E DELL'ORTOGRAFIA




Non gli importa nulla della coerenza del racconto, della tenuta di strada della storia, della buona riuscita dei personaggi. Ritiene che l'originalità e la ricchezza dei contenuti di un romanzo non abbiano alcuna importanza, così come i dialoghi e l'articolazione intrigante della trama. Quello della grammatica e dell'ortografia, di solito, ha scritto un libro solo, molti anni prima, e odia qualunque scrittore al mondo sulla base di quell'unica preposizione articolata usata a sproposito a pagina 172, di un tempo verbale incoerente scappato di mano nel capitolo 11 e di quel maledetto congiuntivo,  sfuggito a tre diversi correttori di bozze e alla profia del liceo, che ha letto tutto il testo senza accorgersi dell'anomalia. 
Quello della grammatica e dell'ortografia recensisce ogni singolo libro in commercio e lo stronca sistematicamente, trovando quell'errore che sapeva di trovare.
Il suo libro, naturalmente, sarà il testo unico sulla buona scrittura, il riferimento universale delle regole ortografiche, la bibbia degli scrittori di ogni dove, l'incarnazione di Cechov in carta e pixel.


QUELLO/A DELLE CAPRE

E' raro a sua volta, ma si fa sentire. 
Allestisce in casa l'altarino con la foto di Sgarbi e Umberto Eco e odia con tutta la forza chiunque scriva libri di narrativa. In verità no, ammette in qualche caso la narrativa, ma solo se dietro ci sono lunghe ricerche in polverose biblioteche, viaggi in paesi dimenticati, missioni speleologiche in misteriosi anfratti e prime stesure partorite dopo anni e anni di doloroso travaglio e un paio di ricoveri per stress. Quello delle capre si schifa della letteratura di genere, che aborrisce, considera degno del nome di libro un testo che abbia abbondantemente superato le centomila parole e, di solito, non intrattiene rapporti con i colleghi. Ha in comune con quello/a delle presentazioni la volontà di fare migliaia di presentazioni, ma solo in sedi prestigiose e permeate di storia. Non disdegna chiese sconsacrate, antichi manieri e circoli culturali, ma solo di un certo livello. 
Per lui, tutti gli altri, compresa buona parte dei suoi lettori (che già sa non comprenderanno la profondità delle sue elucubrazioni), sono solo e semplicemente delle capre.



QUELLO/A CHE LITIGA






Esiste e non è così raro. 
Figlio di un'italica propensione alla polemica e frustrato a sua volta per lo scarso successo editoriale, tende a disinteressarsi della promozione dei suoi libri e si concentra su quelli dei concorrenti. Divide con quello dell'ortografia e della grammatica la medesima ossessione per lo strafalcione ma i litigi (che alimenta a mezzo social) partono sistematicamente facendo riferimento più o meno esplicito a un certo collega scrittore, colpevole a suo dire di averlo superato in classifica (sempre la solita classifica di Amazon), facendo ricorso a mezzi poco leciti e peccando di imperdonabile ineleganza. Quello che litiga risponde alle obiezioni alla sua polemica invitando i suoi concorrenti a cercarsi un editore degno, un correttore di bozze all'altezza, un grafico capace. Quello che litiga, litiga. E' del tutto inutile tentare di indirizzare la discussione su argomenti costruttivi. Quello che litiga ha punti di contatto con quello delle recensioni, che ti sbatte in faccia per dimostrare che lui ha successo, che raggiunge cuori e cervelli e fa vibrare le corde dell'anima, e tutto questo mentre il concorrente imbratta carta senza dignità.


QUELLO/A TROPPO FELICE


Esce il suo libro e il mondo cessa di ruotare. Tutto l'universo conosciuto ha un singulto e sembra che, per ripartire, abbia bisogno di una spinta.
E' così felice che non si rende conto di avere mandato una newsletter a settecentomila persone e che i social stanno andando in overdrive a causa della ripetizioni compulsive dei suoi post promozionali. Si fa fotografare con il libro in dodici differenti pose e ringrazia. Ringrazia tutta la parentela, l'amore della sua vita, l'editore con l'intero staff e il corriere che ha consegnato le sue copie autore. E' così felice che si prepara immediatamente un video promozionale del libro, un paio di interviste sul tubo e anche svariate foto nell'atto di firmare autografi a qualche salone dell'editoria. E' così felice che cita dei brani del suo romanzo a reti unificate e anzi, qualche volta ricorre a un attore/attrice per farli leggere da voce bene impostata.
Quello troppo felice, di solito, dopo una settimana scompare.

giovedì 8 marzo 2018

Freezer







FREEZER



E' il mio primo thriller.

Per un curioso scherzo del destino esce per ultimo, proprio nei giorni in cui sto lavorando alla pubblicazione di quello nuovo. 
Ha qualche anno di vita e nella sua prima edizione era piaciuto a tanta gente. 
Mi ero divertito come un bambino a scriverlo. Faceva notte, faceva giorno e per me non faceva alcuna differenza. Leggendolo si capisce. E' stato scritto di getto e pensato (qualcuno mi disse) sotto l'effetto di droghe pesanti. E invece no, si trattava di te' verde o al massimo di una birra fresca. La Lettere Animate Edizioni, che ringrazio, l'ha riscoperto insieme a Interno 1 e gli ha dato una bella rinfrescata, confezionando una copertina trash proprio come volevo io.
Freezer, una storia dove nulla è quello che sembra.



  • Editore: Lettere Animate Editore (15 gennaio 2018)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.

giovedì 16 novembre 2017

martedì 7 novembre 2017

Chilometro 53 al Pisa Book Festival


Roberto Capocristi
CHILOMETRO 53

Giovane Holden Edizioni


da venerdì 10-11-2017  
al Pisa Book Festival




mercoledì 2 agosto 2017

I mestieri nei romanzi thriller. Dizionario semiserio dalla A alla K







Non mi dite che non ve ne eravate accorti!
Il protagonista di una storia non può mica fare un mestiere qualunque! 
Da un secolo, anno più anno meno, i film sono frequentati sempre dalle medesime figure professionali e i libri di conseguenza, oppure viceversa. 
Quindi, per chi voglia mettersi a tirare giù la trama di un thriller o di un racconto dove il presupposto sia un po' di azione e qualche colpo di scena, stilerò un elenco in ordine alfabetico delle attività professionali consigliate per la stesura dei personaggi.


A - Agricoltore 

Il contadino si presta ad ogni situazione. 
Intanto perché vive fra gli animali, gli attrezzi pericolosi e certi silos nei quali conviene non cadere. Gli amici a quattro zampe si sa, tendono a impazzire, a contrarre morbi di provenienza aliena e a coalizzarsi contro l'uomo. Anche i trattori non scherzano, perché possono essere guidati addosso al cattivo, oppure andarci di loro iniziativa. Insomma, che il contadino sia in campagna a rifocillarsi con un panino e un fiasco di lambrusco, o che stia dedicando le sue attenzioni alla bella moglie, è sempre in pericolo, vuoi per quel buio che c'è fuori, vuoi perché, nel cuore del Nebraska, nessuno può sentirti urlare.

B - Barista

Si spalancano scenari.
E' incredibile come la vita di un umile barista, meglio se una coppia di umili baristi, possa trasformarsi nella base per strutturare un buon libro. Messi in simbiosi con un contesto di provincia profonda e un contorno di povertà che morde le ossa, i personaggi dietro al banco si prestano a dinamiche sorprendenti e a soluzioni inattese. Mi chiederete il perché di tutto questo entusiasmo e io vi rispondo sinceramente: sto facendo le marchette amici, perché ci ho scritto un romanzo e piace, per la miseria se piace!. Si intitola Chilometro 53, dove, a quanto pare, baristi e banditi sanno coesistere e dare vita a una storia davvero avvincente. Insomma, qualcuno capace di fare un buon caffè e di shakerare un Aperol Spritz come Dio comanda, non ha davvero nulla da temere di fronte ai sei colpi di una Quarantaquattro Magnum.   ;)

C - Cantante

Intanto non si sa bene quanto siano affidabili le sue frequentazioni, quale tipo di rivoltella tenga nel cassetto il suo agente e di quali droghe sia sistematicamente strafatto. Il cantante si sa, non è sempre di successo, frequenta locali poco raccomandabili e qualche volta va a suonare ai matrimoni della camorra. Quindi sì, si presta, vuoi perché attira le confidenze dei cattivi come il miele con le api, vuoi perché il suo partner è di solito insoddisfatto e vorrebbe vederlo/a dietro allo sportello di un ufficio postale. Il partner a sua volta, per quanto avulso dalla storia, ha tutti i requisiti per diventare un pericoloso assassino.





D - Dentista

Che sia il pazzo nazista de "Il maratoneta" o il sadico irresistibile della "Piccola bottega degli orrori", il dentista incarna la perfezione fra i personaggi per un thriller. Non fraintendiamo, potrebbe pure essere utilizzato come vittima o pacifico padre di famiglia tutto casa, ambulatorio e chiesa, ma il suo vero potenziale, una volta anestetizzato il paziente e con in mano una pinza per cavare i denti, è sicuramente quello di maniaco-assassino seriale-senza scrupoli-fuori di testa. Aggiungerei anche che il dentista, con studi di medicina e quella specializzazione tutta sua nel mettere inquietudine al paziente, conosce così bene i centri del dolore che potrebbe da solo reggere una storia, magari andando in giro con quella speciale valigetta carica di strumenti odontoiatrici ma mascherata come una rassicurante ventiquattrore. 

E - Entomologo

Nessuno lo può negare. L'entomologo, quel tipo in camice e occhiali spessi di tartaruga (bruttino se uomo, irresistibilmente sexy se donna) decisamente tendente al nerd e che vive chiuso in un seminterrato a studiare l'anatomia degli esapodi quando gli altri sono in giro a divertirsi, è il personaggio perfetto per dare al tuo romanzo le sembianze di un libro serio. Inserire nella storia parole con etimologia latina e descrizioni raccapriccianti di esoscheletri verdi, non serve a nulla ma ammettiamolo, la gente sbarella per quei particolari e sarebbe pronta a ringraziare l'autore per quella cascata di nozioni scientifiche che lo rendono edotto di termini nuovi e concetti affascinanti. Per esempio, quanti di voi sono a conoscenza del comportamento sociale delle formiche di fuoco?

F - Fotografo

Ammettiamolo, è dai tempi di Blow-Up di Antonioni che vorreste scrivere una storia con un fotografo come protagonista. Il fotografo è così, passano gli anni ma lui no, continua a chiudersi in camera oscura a sviluppare. Il suo studio, una cosa fatta di frodo in una mansarda all'ottavo piano senza ascensore, è frequentato da belle donne, amici impiccioni e padroni di casa alla ricerca dell'affitto perduto. Il fotografo di solito scatta un primo piano a una modella, a un decadente paesaggio autunnale, al passaggio di un'auto d'epoca ed eccolo lì, l'inquietante particolare di un delitto senza soluzione rimasto impresso senza volerlo sulla pellicola. Insomma, il fotografo è un cliché al quale difficilmente si potrà rinunciare.

G - Geometra...stavo scherzando
      Gallerista

Ma ve lo immaginate quante situazioni si possono sviluppare in una galleria d'arte? 
Vedo già i diritti cinematografici venduti a una major, Tom Hanks aggirarsi per il set e torbide scene di sesso e sangue, con schizzi copiosi di materia ematica che vanno a imbrattare le tele. Un thriller che si rispetti deve avere fra i suoi personaggi un gallerista. Una bella statuina, sia chiaro, un mucchio d'ossa a spasso per la storia e senza un'apparente ragione, ma ci vuole. E' indispensabile.






H - Hostess

Può essere il fondamentale ingranaggio di un complotto terroristico per fare precipitare su di un asilo l'aereo dove vola il presidente, oppure rappresentare l'ultima speranza dell'umanità di fronte a un nugolo di malintenzionati armati fino ai denti e disposti a dirottare il jet dalle parti dell'Africa subsahariana. 
Anche a terra l'hostess funziona piuttosto bene. C'è, non c'è, arriva o non arriva... Fidatevi, se ho scelto una hostess fra i protagonisti del mio libro Freezer, avevo le mie buone ragioni.


I - Insegnante

Specie se a livello universitario, l'insegnante funziona sempre a mille. 
Il cliché lo esige uomo, mezza età, piuttosto sportivo e con un pallino per hobby pericolosi, come l'archeologia, lo spiritismo e altre varie attività collegate a qualcosa di misterioso. Normalmente viene interpellato da belle donne in cerca di informazioni, da studentesse procaci e studenti con il piglio del leader. In tutti e tre i casi ottiene di fare innamorare i propri interlocutori. Da usare con parsimonia, considerate le diecimila applicazioni del format in campo letterario e cinematografico.

L - Lavapiatti

Voi non avete idea delle potenzialità del lavapiatti in campo letterario. Il solo fatto che usi fumarsi una sigaretta durante le pause di lavoro, e che lo faccia sul retro del ristorante in un vicolo maleodorante e pieno di gatti randagi, lo espone alle peggiori nefandezze della solita città marcia dentro, e infine lo costringe ad essere unico testimone di efferati delitti.

M - Mandriano

Non è proprio come il contadino. Lui tende a bivaccare all'aperto, a mangiare carne in scatola e a lavarsi i piedi con il wihsky. Non teme proiettili, esplosioni e cariche da parte di sterminate mandrie di bufali impazziti. Tuttavia rappresenta il perfetto equilibrio tra l'inguaribile romantico e il castigafemmine senza pietà.Ha denti bianchi come il sole anche se non se li lava mai e parla come uno scaricatore di porto. Nella versione femminile è più o meno uguale, con la differenza che parlerà ancor peggio di uno scaricatore di porto.





N - Neurochirurgo

Avete notato? Normalmente nei film è un luminare di fama mondiale che guadagna migliaia di dollari all'ora. Trapianta teste, dona la vista ai ciechi e la parola ai muti. Solo che non è mai al lavoro. Si divide fra le partite a golf con l'amico cardiologo, la passione per il basket/baseball/hockey prato e ghiaccio, e tradisce la moglie deliziosa con enne amanti, tutte procaci e sempre disponibili. 
Solo che non lavora mai. 
Lo trovi al circolo, mattino/pomeriggio/sera, con un drink in mano e le maniche della camicia arrotolate sulle braccia abbronzate e muscolose...e certo, perché lui va anche in palestra. Comunque sì, è perfetto come protagonista di un giallo dove poi alla fine scopri che è stato lui, perché non aveva un cazzo da fare...

O - Operaio

Succede sì, ma di solito muore per primo

P - Patologo

Non può mancare. Uno che rovista fra le budella come se stesse cercando le vongole negli spaghetti, non può mancare! E poi di solito è un personaggio immune alle disgrazie. Lui prende atto, allinea i cadaveri nella sala autoptica e si lascia andare a considerazioni sulla morte di una ragazzina come se stesse commentando la tovaglia a fiori della suocera. E non muore mai. Catastrofi, epidemie, guerre e rivoluzioni, il patologo è sempre lì, a dispensare saggezza. Di solito fuma come un turco e ostenta occhiaie enormi sullo sfondo di una pelle giallastra. Uomo o donna ha un cuore di pietra e ti sorprende sempre. Senza il patologo non esisterebbe il genere thriller. 

Q - Questore

E lì dipende. Normalmente veste giacche sdrucite e camicie macchiate di sugo. Non ha assistenti o amici: è una cosa che fa tutt'uno con le pareti della questura. Il lettore se lo immagina chiuso nel suo ufficio anche di notte, conservato in una specie di bara come fosse un vampiro. Nello standard americano, di solito, lo trovi al poligono a sparare con la 38 Special oppure  a lasciarsi corrompere dal gangster di turno.



R - Reporter

Ci sta un po' ovunque, meglio se inopportuno e dotato di scarso acume. Diciamolo, il suo destino è quello di non risolvere mai un caso, di essere sempre il subalterno di qualcun altro, di avere un direttore cattivo e corrotto e di finire ammazzato un po' prima della metà della storia. Eppure il reporter ci vuole, specie se si veleggia dalle parti del legal thriller, del noir o della storia di spionaggio. E poi diciamolo, i tempi del giornalismo d'inchiesta sono finiti da un bel po'.

S - Scrittore

E' un must.
Lo scrittore ha ispirato ottomila gialli e altrettanti film al cinema. Io stesso ho scritto una storia che ha come protagonista uno scrittore. Si intitola Interno 1 e devo dire che ha dato soddisfazioni a me e ai lettori. Con lo scrittore si sguazza, dove lo metti sta. La tentazione sarebbe di scrivere ogni libro con uno scrittore come protagonista. 
Sarebbe bello ma non si può. 
Sarebbe come pretendere che il gelato a due gusti abbia solo la parte bianca.


T - Taxista

A parte Uber può sopravvivere davvero a tutto: psicopatici notturni, manager arroganti, donne con le doglie e uomini d'affari in pauroso ritardo. Sopporta i bastardi di mezza città, quelli che invece della banconota tirano fuori la nove millimetri e quelli che amoreggiano sul sedile appena lavato. Insomma, il taxista è una miniera d'oro e sarebbe sempre bene ingaggiarne uno ai fini della storia, naturalmente a tassametro fermo... 





U - Ufologo

E lo so, poi però sei costretto ad infilare un disco volante da qualche parte. La cosa potrebbe funzionare se la tua storia di ispettori, puttane, camionisti e femmine fatali sta inevitabilmente virando alla noia, o se il tuo serial killer davvero somiglia troppo a quell'altro o a quell'altro ancora. 
L'ufologo ha il vantaggio che di solito è un omuncolo insignificante, privo di una sua vita sessuale e con quella cervicale cronica per il fatto che passa le notti a fissare il cielo. Qualora fosse una donna sarà invece una bomba sexy con mille risorse.

V - Virologo


Lo metti ovunque, fosse solo come fotografia su una rivista mentre il tuo personaggio sta facendo la fila dal dottore della mutua.

Z -  ....


Non è facile, sapete? 
Zincatore mi fa molto realismo francese e zootecnico mi ricorda uno che frequenta Linea Verde tutte le domeniche. Zoologo può funzionare in un romanzo di Rollins e Zoccolaio in una storia con ambientazione storica nei paesi del nord Europa.
Facciamo così, lasciamo perdere la lettera zeta e sostituiamola con la kappa....




K I L L E R 



.